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Fabbriche aperte riparte da «Lover»

Corriere della Sera / di Raffaella Polato

Questo è un viaggio che attraverserà una metropoli, qualche città importante e molti, moltissimi piccoli paesi sconosciuti. Ha un ovvio perimetro di base: il triangolo industriale Lombardia-Veneto-Emilia-Romagna. Lo percorreremo.

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22 Luglio 2019
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Le porte aperte nelle fabbriche. Oltre 20 mila in fila

Corriere della Sera / di Francesca Gambarini

Al Porto di Venezia la pioggia non ha scoraggiato i visitatori che ieri hanno deciso di trascorrere il pomeriggio in una delle più grandi factory del Veneto, alla scoperta dello scalo e delle sue infrastrutture, tra torri mobili, ormeggi, gru e «polipi» che sollevano fino a 30 tonnellate di merci. Risultato: quattro tour, tutti straesauriti, da giorni. Read more

26 Novembre 2018
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“Open Factory” a quota 50 porte aperte della manifattura

Il Mattino di Padova / di Nicola Brillo

Open Factory diventa nazionale e apre le porte al pubblico di 50 stabilimenti in tutta Italia, come quello della Perugina o il museo del caffè Lavazza, i laboratori di ricerca dell’Eni e gli impianti di Snam. Partito a Nordest tre anni fa, ora la manifestazione raggiunge la sua dimensione nazionale. Domani si attendono infatti 15 mila visitatori per scoprire i segreti della manifattura Made in Italy. Read more

24 Novembre 2018
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Open Factory @ Radio 3 Friuli Venezia Giulia

Vi  raccontiamo  Open Factory,  un importante evento di cultura industriale e manifatturiera che si  terrà  il 25 novembre e che vedrà alcune e interessanti aziende della regione aprire le loro porte al pubblico. Ma non solo, in occasione della Settimana nazionale della cultura di impresa si  farà il punto sul grande patrimonio culturale rappresentato dai tanti archivi storici delle imprese della regione. Tra tutte, quello della Francesco Parisi Casa di Spedizioni (nella foto).  Read more

22 Novembre 2018
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Industrie aperte al pubblico, l’iniziativa “OPEN FACTORY”

In studio Valeria Manieri (Radio Radicale).

L’iniziativa di Open Factory, (www.open-factory.it) Opening di turismo industriale e manifatturiero prevista per il 25 novembre.

La quarta edizione, il progetto, le sfide per l’industria e l’imprenditoria italiana del 4.0 e dell’economia della competenza, le aziende aderenti.

L’introduzione all’iniziativa di Stefano Micelli, Docente di economia e gestione Università Ca’ Foscari di Venezia, ideatore scientifico di Open Factory, auture del libro “Futuro Artigiano”(Marsilio).

L’open di aziende come Carraro Group-Siap spa, azienda leader nella produzione di ingranaggi per l’industria automobilistica di lusso, trattori e automotive e di Baci Perugina, Gruppo Nestlé Italia.

Le voci di Massimiliano Franz Capo della Comunicazione Siap spa e di Manuela Kron, Direttore delle relazioni esterne Nestlé Italia.

www.radioradicale.it ioascolto@radioradicale.it.

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21 Novembre 2018
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20 Novembre 2018
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Baci, caffè e tech: fabbriche aperte in sette Regioni

Corriere della Sera / di Raffaella Polato

Era (o sembrava) passato di moda da un pezzo. A lungo è stato qualcosa di cui pareva ci si dovesse vergognare. Ora: sarà colpa-merito della lunga crisi che abbiamo attraversato, della ripresa che da lì abbiamo saputo ricostruire, delle ombre che oggi vediamo — di nuovo — proiettarsi sulle basi stesse della nostra ripartenza. Read more

20 Novembre 2018
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Domenica in fabbrica: 50 aziende a porte aperte

L’Economia del Corriere della Sera / di Raffaella Polato

A metà della settimana scorsa, dunque dieci giorni prima dell’Open Factory Sunday, parecchie aziende avevano già il tutto esaurito per ogni turno di visita. L’anteprima riservata agli studenti — l’Open Factory Schools, i laboratori organizzati da alcune di quelle stesse aziende per venerdì 23 — è sold out da un po’. E e parliamo di 5 mila ragazzi iscritti. Per il bilancio finale, considerato il trend, le stime dicono che a passare una domenica pomeriggio visitando le «fabbriche aperte» potrebbero essere, in totale, 15 mila persone. Read more

19 Novembre 2018
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Ecco le nostre fabbriche Facciamoci un giro

L’Economia del Corriere della Sera / di Raffaella Polato

Gli imprenditori del Nord-Ovest, che all’autarchia non credono e l’alta velocità (ferroviaria, dunque green) la vogliono: per non trovarsi sbarrata la porta da/per l’Europa sono persino scesi in piazza. I loro colleghi del Nord-Est, stanchi di essere dipinti in blocco come inquinatori, gente che in testa non ha mai pensieri, valori, idee a volte geniali: solo e soltanto «schei». Le piccole imprese familiari, che così piccole poi — a saperle guardare – non sono: eppure persino chi vive accanto a loro ignora, quasi sempre, di avere per vicini di casa leader mondiali dell’una o dell’altra nicchia di mercato. Read more

12 Novembre 2018
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Macchine & cioccolata (in 100 fabbriche aperte)

L’Economia del Corriere della Sera / di Raffaella Polato

L’ orgoglio, soprattutto. Orgoglio per ciò che producono, per il lavoro ben fatto, per quel mix di alta tecnologia e abilità artigianali uniche al mondo che fa di loro i campioni del made in Italy. Creino seta oppure auto da competizione, si occupino di caffè o di biotech o di meccatronica, sono le eccellenze che ovunque ci invidiano. E che loro, ora, hanno voglia di condividere. Read more

8 Ottobre 2018
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Passione d’impresa, viaggio in fabbrica

L’Economia del Corriere della Sera / di Raffaella Polato

Il bisnonno di Daniele Lago di nome faceva Policarpo e di mestiere l’ebanista: ville e chiese, Venezia e dintorni, fine dell’800. Il nonno di Enrico Carraro aveva un nome più comune, Giovanni, e un lavoro legato alla terra: seminatrici, pianura veneta, 1932. Policarpo era un abile artigiano: la Lago non diventerà azienda fino a che non sarà Daniele, a decidere di occuparsene. Quella di Giovanni era già un’idea imprenditoriale, allargata presto ai trattori: la Carraro che il figlio Mario fondò poi, negli anni Sessanta, e oggi è guidata dai figli del figlio (Enrico è il presidente, Tomaso il vice), ha via via spostato il proprio core business nella produzione di assali e trasmissioni per macchine agricole, si è quotata, è diventata leader mondiale. Read more

23 Luglio 2018
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In migliaia per scoprire i segreti delle aziende

La Nuova Venezia / di Laura Berlinghieri

Cinquanta aziende coinvolte, oltre 20mila partecipanti, contro i 15mila del 2016: sono questi i numeri del successo di Open Factory, opening di turismo industriale e manifatturiero giunto alla sua terza edizione. La maggior parte provenienti dal Veneto, ma per un 10% arrivati da aree non coinvolte dal progetto, come Piemonte, Lazio e Marche. Un pubblico curioso ed esigente, che ha partecipato attivamente ai dibattiti. Platea variegata: tante famiglie, ma anche molti giovani, soprattutto studenti. «Le aziende stanno cercando disperatamente giovani preparati e qualificati» ha sottolinea il curatore Antonio Maconi. E non a caso quest’anno Open Factory ha coinvolto anche alcune scuole secondarie.Il Porto. Tra le aperture più gettonate, il porto di Venezia. Excursus storico della città: dai traffici con l’oriente della Serenissima, la celebrazione del suo glorioso passato, e un presente che oscilla tra molte incognite e speranze. Il tutto raccontato da Federica Bosello, responsabile della comunicazione, che ha accompagnato i presenti tra i canali portuali. Il porto di Marghera: tra i principali d’Europa, grazie alla sua posizione strategica, crocevia delle maggiori rotte commerciali.

Costruito 100 anni fa, in piena Prima Guerra Mondiale, finanziato dagli stessi gruppi industriali legati alla produzione bellica. Tanti i cambiamenti da allora. E un’attenzione sempre maggiore all’ambiente, tradotta in grossi investimenti economici (negli ultimi 10 anni sono stati spesi 350 milioni di euro).Proprio Porto Marghera è stato teatro della più grande bonifica d’amianto d’Europa, per la quale ci sono voluti 10 anni. Molte, le realtà industriali che popolano il porto ancora oggi, occupando tra le 13mila e le 16mila persone: soprattutto ingegneri, architetti, esperti di marketing ed economia, verso l’informatizzazione di un lavoro che ormai non ha quasi più niente a che fare con le operazioni manuali che vivono nelle nostre fantasie. Prendiamo la Fincantieri: uno dei maggiori costruttori di navi da crociera. Mercato in continua espansione e argomento molto caldo.«A Venezia, l’inquinamento dell’aria è causato dalle navi da crociera per l’8% nel picco stagionale e per il 2% in inverno, contro il 40% delle altre città italiane. Da 10 anni le navi devono usare carburante a basso contenuto di zolfo quando entrano in porto», ci dice Bosello. «Quanto alla sicurezza, il canale della Giudecca ha una conformazione a “U” che impedisce alle navi di arrivare a riva: non ci sarebbe pescaggio sufficiente. Qualsiasi porto mostra con orgoglio il passaggio delle navi da crociera nei centri storici delle città. Non quello di Venezia».

One Works. Tra le principali aziende che hanno aperto le porte ai cittadini One Works, studio di architettura nato a Marghera, ma con sedi a Milano, Roma, Londra, Dubai e Singapore. Saranno loro a occuparsi dell’ampliamento dell’aeroporto Marco Polo. Un investimento da 480 milioni di euro per lavori che saranno conclusi nel 2027. Obiettivo, l’incremento del numero dei passeggeri: dai 10 milioni attuali ogni anno a 15 milioni. Quindi, la costruzione di due nuove ali: una per il traffico Schengen (tra il 2020 e il 2025) e una, a sud, per il traffico extra Schengen. Lavori in sintonia con ulteriori ampliamenti dell’aeroporto e a cui si aggiunge il progetto (promesso da anni) di una stazione ferroviaria dentro al terminal. Quella di One Works è una scommessa vinta sotto ogni profilo: 160 i lavoratori nelle varie sedi, che hanno permesso allo studio di diventare la principale società di architetti italiana. Passando per una serie di successi esteri: una tratta della metropolitana di Doha e lo stadio di Al-Khor, sempre in Qatar, che ospiterà la semifinale dei mondiali di calcio del 2022. Una struttura d’avanguardia in mezzo al deserto. Due anelli in calcestruzzo e uno in acciaio, per permettere la conversione dello stadio in un centro commerciale, una volta conclusi i mondiali. Una copertura metallica chiusa e un impianto di raffreddamento sotto i sedili, per consentirne l’utilizzo anche nella stagione più calda. Dimensioni enormi, per un totale di 60mila posti. Tutto reso possibile da un team di 3 mila uomini, impiegato 24 ore su 24.

27 Novembre 2017
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Open Factory a gonfie vele 5 mila padovani in azienda

Il Mattino di Padova / di Riccardo Sandre

Sono stati oltre 5 mila i padovani che hanno dedicato la domenica alla scoperta delle aziende del territorio grazie ad Open Factory 2017, l’evento dedicato alla cultura d’impresa che in questa sua terza edizione ha aperto le porte di oltre 50 realtà produttive del Nordest, 8 delle quali nel padovano. E la risposta della cittadinanza non è mai stata così forte secondo i numeri degli organizzatori che registrano oltre 20 mila visitatori in tutto il Nordest. Aziende del calibro di Lago, Unox, Tecnoeka, Veneta Sedie, BiosLine e molte altre che da Padova affrontano i mercati mondiali dei settori dell’alimentazione, dell’arredo, del design, delle tecnologie per la cucina. Realtà che hanno scelto di raccontarsi aprendo le proprie porte a visite guidate che offrono uno spaccato reale dei propri processi produttivi, della propria storia e dei sogni che continuano a spingerle verso nuovi orizzonti di successo.

È il caso della Lago Spa di Villa del Conte, nata come azienda artigianale del settore del mobile, che dal 2006, sotto la guida di Daniele Lago, ha intrapreso un percorso di internazionalizzazione che ne fa ad oggi uno dei punti di riferimento globali del made in Italy. «Abbiamo sempre creduto che l’impresa abbia un ruolo importante per il territorio e per il suo impatto globale, a livello sia ambientale che sociale» ha detto Daniele Lago, patron di Lago Spa. «Per noi aprire le porte non è una novità, anzi è quasi un marchio di fabbrica. Lo facciamo con i nostri showroom e con le Case Lago che abbiamo realizzato nelle grandi città italiane ed europee per permettere ai nostri clienti di immergersi in ambienti pensati da noi e vissuti da persone vere, con cui noi e loro possano confrontarsi».

Ed è il caso pure della Tecnoeka di Borgoricco che sta ottenendo ottime performance sui mercati globali dei forni professionali. «L’impresa non dovrebbe mai estraniarsi dal contesto in cui nasce e si sviluppa» spiega Cristina Lora, a.d. di Tecnoeka «e questa è un opportunità in più per fare della fabbrica anche un centro di cultura, di conoscenza e di condivisione delle idee».

Ma il successo delle tante visite guidate organizzate in una uggiosa domenica di novembre viene pure dall’impegno che ItalyPost riversa anno dopo anno in un evento che si conferma appuntamento fisso per chi vuole conoscere il proprio territorio anche a partire dalla capacità creativa e produttiva che le nostre comunità sanno esprimere. «Open Factory è stata definita un “Biennale del Fare” non tanto per una cadenza che invece è annuale quanto per l’opportunità che offre alla popolazione e alle aziende» spiega Antonio Maconi, curatore di Open Factory. «Tutti i soggetti coinvolti imparano e sperimentano nuovi linguaggi, nuove forme di comunicazione e di narrazione dei propri percorsi. La cultura manifatturiera è parte del nostro Dna e Open Factory contribuisce a valorizzare un patrimonio che è ancora forte nelle menti e nei cuori degli imprenditori ma pure delle comunità del Nordest».

27 Novembre 2017
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In tremila alla scoperta delle fabbriche

La Tribuna di Treviso / di Federico Cipolla

Le aziende e il lavoro come il gioco e l’arte per riavvicinarle ai giovani e alle famiglie. Open Factory quest’anno è stata più “una biennale”, per usare le parole del curatore Antonio Maconi, che un ufficio di collocamento. 50 aziende in Veneto hanno aperto i loro magazzini, i laboratori e gli uffici, accogliendo 20 mila ospiti. Perlopiù giovani e famiglie, incuriositi dal prodotto più che dalle prospettive lavorative. D’altra parte la chiave della terza edizione di Open Factory era proprio questa: mostrarsi e mostrare come nasce un prodotto Made In Italy. E così alla Irinox gli ospiti hanno potuto partecipare ai blind test, assaggi ad occhi chiusi di alcuni prodotti, e alla Came hanno potuto visitare le sale a -40 gradi, o +70 in cui si testa la tenuta dei prodotti. «Siamo molto soddisfatti del grande passo in avanti che abbiamo compiuto con questa terza edizione», ha dichiarato il curatore di Open Factory Antonio Maconi. «Il manifatturiero fa parte del nostro dna e oggi abbiamo capito che siamo in possesso di una cultura diffusa pronta a sostenerlo, anche attraverso una sua valorizzazione “turistica”.

I visitatori non erano provenienti dal solo Nordest: in alcune centinaia sono arrivati da Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e, in alcuni casi, persino dal Lazio, dalla Puglia, dalle Marche, dalla Sicilia e dalla Sardegna». Grande successo anche per “Open Factory Schools”, l’anteprima per le scuole superiori che ha visto venerdì mattina partecipare 4.000 studenti.Sei aziende trevigiane hanno aperto le porte a 3.000 ospiti. Came. Nelle due sedi della multinazionale dell’automazione a Casier e Sesto sono arrivate circa 600 persone. Anche il sindaco di Treviso Giovanni Manildo è andato a curiosare tra i laboratori della sede di Dosson. «Came pensa ai giovani ogni anno anche con i campus, che stanno portando alcuni ragazzi a entrare nel mondo della domotica e dell’automazione», spiega Fiorenzo Fraccaro. «Abbiamo visto molte famiglie incuriosite dai nostri prodotti, e partecipare all’Open Factory per capire dove nascono». I visitatori sono stati accompagnati in un percorso alla scoperta della tecnologie con cui vengono testati i prodotti per essere affidabili e duraturi nel tempo.Fraccaro Spumadoro. L’azienda di Castelfranco specializzata nella produzione di dolci da forno, è nata nel 1932 da un piccolo panificio, sotto l’antica torre medievale, dove i nonni materni degli attuali titolari ogni giorno sfornavano il pane.

In occasione di Open Factory, Fraccaro Spumadoro ha proposto una visita allo stabilimento alla scoperta della storia aziendale e del lievito madre. Mentre gli adulti erano impegnati nella visita, i bambini hanno preso le vesti di veri Pastry Chef, immersi nella lavorazione della pasta madre e nella realizzazione di biscotti. Genthium Schola Opitergium. È la nuova Scuola Internazionale dei Talenti. Gli ospiti hanno potuto seguire l’incontro di Giordano Casonato, direttore di Gso, sul tema dei talenti e del loro sviluppo.Irinox. Irinox Home produce abbattitori per la casa. L’azienda di Corbanese ha offerto la possibilità di partecipare a Blind Test, e alla presentazione del libro “Fare è innovare. Il nuovo lavoro artigiano” di Stefano Micelli, docente di Management a Ca’ Foscari. Keyline. Azienda leader nella progettazione e produzione di chiavi, macchine duplicatrici meccaniche ed elettroniche. È stato aperto il Museo della Chiave Bianchi 1770, e si è tenuto il dibattito tra Antonio Calabrò, direttore Fondazione Pirelli e vicepresidente Assolombarda, e l’amministratrice unica di Keyline Mariacristina Gribaudi. Studio Pointer. Da trent’anni punto di riferimento per le aziende del territorio nel settore della comunicazione per immagini, Studio Pointer ha consentito ai visitatori di realizzare il proprio ritratto fotografico, e di partecipare ai laboratori “make and play”e a numerosi workshop.

27 Novembre 2017
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Micelli: «Accendiamo i riflettori su giovani e lavoro vero»

Il Mattino di Padova / di Eleonora Vallin

«Oggi la parola lavoro è sinonimo di contratto sindacale. La si usa per indicare la sua fine, con la pensione, o la sua assenza: il non lavoro, la disoccupazione. Ma per una volta, sotto i riflettori, c’è il lavoro vero e non le sue derivate; e l’Italia ha un enorme bisogno di far propria, e di far capire ai giovani, questa idea del lavoro. Una visione che si comprende solo comunicando da vicino proprio con chi ogni giorno opera in azienda». Stefano Micelli è anima e ideatore di Open Factory. Economista, guru dell’artigiano 4.0, conosce il tessuto imprenditoriale italiano e del Nordest meglio delle sue infinite tasche.

È il terzo anno di Open Factory: quale bagaglio esperienziale e conoscitivo portate con voi dalle prime edizioni?

«La consapevolezza che esiste una domanda, una curiosità e anche l’urgenza di capire cosa sta dietro ai successi del made in Italy. Abbiamo colto il desiderio comune, che non è solo del Nordest perché questa iniziativa ha emuli in tutta Italia, di riappropriarsi di questa cultura materiale: del saper fare che sta dietro ai nostri successi commerciali globali. Dall’altra parte, le aziende non solo hanno imparato che aprire le porte è importante ma anche che, queste apertura, va accompagnata da un racconto adeguato alle aspettative, una spiegazione anche per i non addetti ai lavori. Tutti stanno al gioco e oggi le aziende si sono attrezzate per la sfida, un ottimo segno».

È un’operazione di trasparenza che non riguarda solo la produzione. Aprire le porte significa mostrare luoghi di lavoro, attenzione all’ambiente, non solo prodotto.

«Queste imprese sono consapevoli che la qualità del prodotto non basta più, né basta aprire il sipario sui processi manifatturieri; sanno che ci sono delle competenze, che c’è il rispetto per l’ambiente, che le materie prime non devono essere sprecate e che i luoghi di lavoro devono essere ospitali. La nuova qualità è questa: noi veniamo da un mondo dove la qualità era solo nel prodotto finito ma adesso ci sono nuove variabili di cui l’impresa è responsabile».

Chi è mosso dal desiderio di entrare nei gangli produttivi e nei laboratori?

«Sono tre i pubblici che finora abbiamo individuato: il primo è quello più legato al mondo industriale: addetti ai lavori come docenti e giornalisti più i familiari dei lavoratori, tutti mossi dalla volontà di capire e anche curiosare. Poi c’è un pezzo di società più allargato che sta riscoprendo il senso della manifattura: gente che si aspettava l’avvento di una new economy fatta di siti web e invece prende consapevolezza che oggi si campa ancora così, con l’impresa manifatturiera. Poi c’è un terzo livello, composto da persone che provengono da fuori Veneto che invece inizia a percepire un legame profondo tra queste pratiche e la cultura, e capiscono che qui c’è un pezzo di cultura materiale che spinge le persone a viaggiare. Vedo una sempre più larga consapevolezza del fatto che, quello che domenica 26 metteremo a fuoco, sta diventando una parte generale della nostra cultura dell’essere».

Cosa resta ai lavoratori coinvolti il day after? Da questo investimento, cosa “porta a casa” l’azienda il lunedì?

«Il tema vero è quello che lega il valore del prodotto al racconto del prodotto stesso, una dimensione che non possiamo scindere. Oggi, non solo i responsabili ma tutti in azienda, devono essere in grado di raccontare cosa fanno. Open factory è l’inizio di un percorso dove le aziende scoprono la necessità di sviluppare una consapevolezza a ogni livello. Il racconto che nasce in modo conviviale, nel rapporto con gli altri una domenica pomeriggio, è l’inizio di consapevolezza più ampia che ogni lavoratore poi si porta a casa e riporta in azienda lunedì. Non riguarda il top manager che immagino già abbia, avendo aderito a Open Factory, ma i suoi dipendenti che prendono atto che fuori esiste un interesse oltre le loro aspettative. Ma ciò riguarda anche un’idea nuova del lavoro».

Ovvero?

«Oggi il lavoro è sinonimo di contratto, indica la sua fine con la pensione o la sua assenza con la disoccupazione. Per una volta sotto i riflettori c’è il lavoro vero e non le sue derivate. E l’Italia ha bisogno di capire il lavoro in questa visione, proprio parlando da vicino con chi lavora».

23 Novembre 2017
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Su il sipario, in scena le aziende Così la fabbrica diventa cultura

Il Mattino di Padova

Vi siete mai chiesti come e dove nascano gli arredi che entrano nelle vostre case e nelle vostre vite? O come si soffia nella canna la pasta vitrea per creare un gioiello da mille e una notte? Per un giorno, potreste imparare a cucinare come gli chef o entrare in un cantiere, in totale sicurezza, per ammirare da vicino un restauro. Visitare un’officina artigianale o una grande impresa può essere un favoloso tuffo nel passato e un celere viaggio nel futuro digitale. Perché oggi mani, robot e web vanno a braccetto. Provare per credere. L’occasione è vicina: domenica 26 novmembre alla terza edizione di Open Factory quando 50 imprese si concederanno al grande pubblico per raccontare la bellezza del made in italy. Promossa da ItalyPost e curata da Goodnet Territori in rete, con il patrocinio di Carnia Industrial Park, Confartigianato Udine, Camera di Commercio di Padova, Tolmezzo Città Alpina 2017, con la partnership di Dani, HTC-High Tech Consultant e Porto di Venezia, Open Factory gode della main partnership Unicredit ed è patrocinata dal progetto Interreg Inducult 2.0.

«Quando abbiamo ideato Open Factory due anni fa, avevamo chiara in testa l’esigenza di valorizzare i “pozzi di petrolio” sui quali stiamo seduti senza che ce ne accorgiamo. In questo Paese, in particolare nel Nord, la nostra ricchezza è data dal tessuto delle imprese manifatturiere» spiega Antonio Maconi, curatore Open Factory / ItalyPost. «Con Open Factory tutta questo patrimonio viene svelato, le porte vengono aperte, le storie delle imprese raccontate,valorizzando le peculiarità all’interno di un tessuto articolato per tipologia e per territori». Oltre 15 mila le persone che hanno partecipato all’evento nel 2016, quest’anno l’obiettivo è 20 mila. Ci sono i “veterani” come Lago Spa che quest’anno aprirà la giornata con un’attività di social eating, o la padovana Carraro dei trattatori, l’azienda degli abbattitori Irinox, le chiavi Keyline e la tecnologia Came, eccellenze della Marca. Per l’agroalimentare sono in pista, tra le altre, le distillerie Poli e Fraccaro Spumadoro. Ma il programma è ghiotto e ricco.Open Factory sarà anche, l’occasione per visitare la nuova sede a Marghera di One Works, tra i principali studi italiani di architettura o l’ampliamento dell’aeroporto di Venezia. Sempre a Marghera il Porto di Venezia proporrà tre itinerari nel vecchio sito industriale nato nel 1917 come sussidiario dalla stazione Marittima, mentre in Friuli Venezia Giulia il tour porterà alla scoperta dei laboratori artigiani del Friuli Venezia Giulia e delle imprese del Carnia Industrial Park selezionate in occasione di Tolmezzo Città Alpina 2017. Proprio lì, nella terra di confine tra Italia, Austria e Slovenia, nella filiera del legno. La novità di quest’anno riguarda le scuole secondarie di secondo grado coinvolte venerdì 24 novembre mattina. Si tratta di «Open Factory Schools» a cui parteciperanno 2.000 studenti del biennio finale in visita nelle aziende.

La giornata di domenica 26 novembre si aprirà con un evento speciale ospitato da Dani di Arzignano (VI) e curato in partnership con Htc-High Tech Consultant: un percorso alla scoperta di una storica azienda del distretto vicentino della concia. A confronto in un dibattito sulla green industry 4.0 l’economista e docente Ca’ Foscari Stefano Micelli e il segretario generale della Fondazione Symbola Fabio Renzi. Tra i relatori della giornata anche i docenti Marco Bettiol ed Eleonora di Maria (Unipd) e Fabrizio Onida (Bocconi), Massimiliano Bucchi di Trento e Antonio Calabrò (Fondazione Pirelli). I riflettori sulle aziende si accenderanno alle 14. Otto i focus tematici: agroalimentare, design, meccanica, logistica, benessere, servizi, edilizia e formazione. Informazioni e programma www.open-factory.it. Partecipazione agli eventi libera e gratuita previo accredito online.

23 Novembre 2017
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Arriva “Open factory” e conceria Dani fa scuola

Giornale di Vicenza / di Cinzia Zuccon

Linkki in finlandese significa “collegamento”. Ed è anche il nome della rivoluzione digitale che sta cambiando il modo di produrre e di comunicare nelle concerie Dani di Arzignano dove convivono addetti di ben 25 nazionalità diverse. Le nuove tecnologie introdotte nel progetto di conversione in industria 4.0 in collaborazione con gli specialisti di “Htc-High Tech Consultant”, altra azienda vicentina, sono diventate infatti il linguaggio comune alla base della gestione dei processi aziendali per acquisire sempre più efficienza, limitare gli errori, elevare la qualità. Da una parte l’innovazione tecnologica. Dall’altra la sostenibilità: quella sociale e ambientale, che ha fatto di Dani una delle 100 aziende più verdi d’Italia, oltre che capofila del progetto “Greenlife” nel distretto. Un’azienda familiare che dal 1950 non ha mai smesso di sfidare se stessa a migliorare. Ed è proprio per questo che è stata scelta per l’evento che inaugurerà la nuova edizione di “Open Factory”, il più grande opening di cultura industriale e manifatturiera delle Venezie nell’ambito del quale domenica prossima dalle 10 aprirà le sue porte al pubblico.

UN TERRITORIO DA CONOSCERE. Per l’amministratore delegato Giancarlo Dani questo ha un significato particolare perché sottolinea il ruolo dell’intero distretto: «Il distretto vicentino della concia è un’eccellenza mondiale – chiosa Dani – eppure è tra i meno conosciuti, malgiudicati e “pregiudicati”. Sarà l’occasione per fare esperienza di una realtà diversa, pulita, organizzata, con produzioni di altissima qualità. Ed è proprio grazie alla qualità se le aziende del territorio hanno superato la crisi e la concorrenza». Open Factory è promossa da Italy Post e curata da Goodnet Territori in Rete è anche un momento di condivisione e di confronto in una virtuosa sinergia tra passato e futuro come dimostrerà Dani insieme ad Htc nell’incontro di apertura di Open Factory con il dibattito “Il futuro delle industrie delle Venezie: green e industry 4.0”: interverranno Stefano Micelli, economista e ideatore di Open Factory, e il segretario generale della Fondazione “Symbola” Fabio Renzi.

CAPITALE DIGITALE E UMANO. Dani, che ha stabilimenti anche in Tunisia, Slovenia e Moldavia, occupa quasi 1200 addetti di cui circa 680 in Italia. Il fatturato del 2017 sfiorerà i 200 milioni di cui l’80% grazie all’export, diversi i settori per i quali produce, in particolare l’esigentissimo automotive; l’investimento in innovazione e ricerca è pari all’1,5% del fatturato. «È questa la chiave di volta della competitività – commenta Dani – e nel biennio 2017-18 investiremo in totale 5 milioni di euro per la conversione in industria 4.0. Modernizzare l’azienda è fondamentale per acquisire sempre maggiore qualità e competitività; oggi è possibile grazie anche al progetto Linkki che non limita comunque il fondamentale apporto del capitale umano, con competenze aggiornate grazie a 16.920 ore di formazione solo nell’ultimo anno e sempre più specifiche, come dimostra il numero di 92 laureati in azienda».

L’INNOVAZIONE 4.0 SU MISURA. «L’ innovazione tecnologica di Dani spa – spiega Claudio Tadiello di Htc che ha sviluppato Linkki – è la costruzione attraverso Linkki di un sistema Mes (Manifacturing execution system) fatto su misura per le esigenze di Dani. Ogni macchina è dotata di tablet attraverso i quali si tiene sotto controllo tutta la fase produttiva, con un linguaggio standard che non ammette fraintendimenti e comporta l’assunzione di responsabilità di ciascuno in ogni operazione: questo è determinante ai fini della qualità. Inoltre i dati accumulati consentiranno un miglioramento continuo del processo». «Come è nella filosofia 4.0 tutto è in rete – aggiunge Alessandro Maruzzo, operation manager di Dani – e questo consente in ogni momento di verificare lo stato di ogni singolo ordine e di rispondere con tempestività alle esigenze dei clienti». La comunicazione su file, inoltre, ha permesso anche di risparmiare il 20% di carta. «Il progetto Linkki -conclude Enrico Aramini, fondatore di Htc- ha dimostrato la sua eccellenza ricevendo il premio internazionale FireBrand Award in California per la sua originalità e pervasività”. Domenica con Open Factory tutti potranno conoscerlo.

23 Novembre 2017
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Apriamo le fabbriche

Corriere del Veneto / di Andrea Zambenedetti

Obiettivo 20 mila visitatori. La terza edizione di Open Factory – in programma domenica prossima, 26 novembre, punta sul pieno di pubblico e mette in tavola la ricetta delle precedenti edizioni arricchita da nuovi ingredienti capaci di soddisfare i palati più esigenti, di ristorare chi ha sete di imparare e di appagare ogni curiosità . «Un’evoluzione, non una trasformazione» commenta l’organizzazione. Ad aprire le porte saranno 50 aziende selezionate nell’intero Nordest, imprese leader in manifattura e cultura industriale. A partecipare al progetto anche 25 nuove imprese che non si sono mai mostrate al grande pubblico. Centri di eccellenza di un territorio pronto non solo a mettersi in vetrina ma anche a raccontarsi e a mostrare i segreti dei centri di produzione e dei laboratori scientifici. Nella nuova ricetta entra il grande evento che vede assieme la Dani e Htc – High tech consultant. Capacità di innovazione e rispetto per l’ambiente terranno per mano i visitatori attraverso un percorso di aziende 4.0. Imprese capaci di rispettare l’ambiente e di guardare negli occhi il futuro.

Altro elemento che comporrà la nuova ricetta sono le Open Factory Schools, in programma venerdì 24. Un momento di incontro tra studenti e il mondo produttivo, strutturato con la stessa logica di Open Factory. L’obiettivo è quello di trasmettere la geografia imprenditoriale del Nordest a chi ben presto potrà entrare nel mondo del lavoro. Circa 2.000 gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado interessate dal progetto. Vere e proprie gite organizzate dagli istituiti di appartenenza per permettere di toccare con mano il cuore pulsante del Nordest. Nel ricco menù anche le sezioni speciali che riguardano le imprese della Carnia e i laboratori del Friuli Venezia Giulia. A Tolmezzo, Città alpina 2017, ci sarà un percorso attraverso tre aziende che sveleranno tutti i segreti della filiera del legno.

«Il prodotto italiano è sempre stato apprezzato per la sua qualità» spiega Stefano Micelli, autore di Futuro Artigiano (Marsilio) e ideatore di Open Factory. «L’attenzione al design, la passione per i dettagli, il valore dei materiali rappresentano da sempre aspetti distintivi del Made in Italy in tutte le sue declinazioni.

Nel corso dell’ultimo decennio, l’idea di qualità si è fatta sempre più articolata. Non basta un prodotto bello e ben fatto: chi compra un prodotto italiano chiede e in alcuni casi, reclama che dietro a questo prodotto vi sia una storia fatta di lavoro e di cultura, in grado di sostenere e giustificare il valore di ciò che si compra».

Promossa da ItalyPost e curata da Goodnet Territori in Rete, Open Factory gode della main partnership di UniCredit. Un calendario fitto di attività e percorsi tematici guiderà i visitatori attraverso design, meccanica, logistica e benessere, passando per i servizi, la formazione e l’edilizia. Sono stati 15 mila gli ospiti che hanno partecipato all’edizione 2016, un numero che potrebbe aumentare nel corso della terza edizione proprio per le nuove iniziative messe in campo. Open Factory è patrocinata dal progetto pilota Interreg Inducult 2.0 che vede riuniti 8 paesi dell’Europa centrale. Una promozione sul campo a punto di riferimento per il settore del turismo industriale. Insomma, prima ancora che un punto di arrivo per il turista interessato alla produzione industriale del Nordest, Open Factory promette di rappresentare un vero e proprio laboratorio in cui culture e saperi possono incontrarsi ed evolvere.

«Il baricentro della manifestazione rimane saldamente la cultura del fare. Se a Milano ciò che fa da attrattore internazionale è la cultura del progetto, il design, nel Nordest è il saper fare in tutte le sue dimensioni a svolgere il ruolo di catalizzatore di energie e attenzione. Anche nella visita ai laboratori scientifici e nelle imprese più tecnologicamente all’avanguardia, ciò che ha attirato visitatori e ha innescato la condivisione del sapere è stata l’esperienza di quello che gli americani chiamano la cultura del making ».

Open Factory diventa così un progetto, unico in Italia per numero di aziende coinvolte e diffusione geografica, di turismo esperienziale perché «il modo migliore per far scoprire la “cultura del fare” non può che essere di rendere il pubblico protagonista delle attività proposte dalle Open Factory – commenta Antonio Maconi, curatore della manifestazione -. Alle visite guidate in azienda si affiancano i workshop in cui i visitatori potranno sperimentare innovazioni tecnologiche, le lezioni nelle aziende dell’agroalimentare in cui mettere letteralmente le mani in pasta, i seminari di modellazione grafica, postproduzione fotografica e stampa 3D, i laboratori e le attività di intrattenimento per i più piccoli». E non è tutto: nell’anno in cui si festeggia il centenario della nascita del polo industriale di Marghera, il Porto di Venezia propone ben tre itinerari alla scoperta delle aree terminalistiche. Una miriade di appuntamenti ed iniziative diverse, molte delle quali stanno già registrando il tutto esaurito: tutte le attività e gli eventi di Open Factory sono infatti a ingresso gratuito, ma è necessaria la registrazione sul sito www.open-factory.it , dove è possibile consultare il programma completo della manifestazione, navigare sulla mappa interattiva e creare il proprio percorso tematico.

19 Novembre 2017
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Open Factory, 50 imprese pronte ad aprire le porte
Il Mattino di Padova / di Nicola Brillo
Torna la nuova edizione di Open Factory, l’appuntamento di cultura industriale e manifatturiera delle Venezie, che in pochi anni si è confermata a livello nazionale. Da Trento a Trieste le aziende apriranno le porte ai visitatori con visite guidate, laboratori per bambini, workshop, talk, eventi speciali per raccontare la propria storia.
L’edizione 2017 di Open Factory si aprirà alle ore 10 di domenica 26 novembre con un grande evento realizzato da Dani e HTC High Tech Consultant. Alle 11 il talk con Stefano Micelli e Fabio Renzi.Nel pomeriggio l’apertura al pubblico per le 50 Open Factory, selezionate secondo otto focus tematici (agroalimentare al design, meccanica, logistica, benessere, servizi, edilizia e formazione) e le tre sezioni speciali, che porteranno alla scoperta del Porto di Venezia, dei laboratori artigiani del Friuli VG e delle imprese del Carnia Industrial Park.
Open Factory è promossa da ItalyPost e curata da Goodnet Territori in Rete, con il patrocinio di Carnia Industrial Park, Confartigianato Udine, Camera di Commercio di Padova, Tolmezzo Città Alpina 2017, la partnership di Dani, HTC-High Tech Consultant e Porto di Venezia e la main partnership di Unicredit.
«Quando abbiamo ideato Open Factory due anni fa, avevamo chiara in testa l’esigenza di valorizzare i “pozzi di petrolio” sui quali stiamo seduti senza che ce ne accorgiamo – ha spiegato Antonio Maconi, ItalyPost, curatore Open Factory-. Qui nelle Venezie, i pozzi di petrolio si chiamano imprese, in particolare quelle manifatturiere. Con Open Factory tutta questa ricchezza viene svelata, le porte vengono aperte, le storie delle imprese raccontate».
Tra i protagonisti il Porto di Venezia, che proporrà 3 itinerari che prenderanno il via dal Centro Informativo permanente “Industriae” allestito presso il Padiglione Antares del Vega. Da qui partirà un percorso via acqua lungo i Canali Portuali offerto dall’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale, un percorso via terra all’interno del Terminal Multiservice per vedere da vicino spazi, attrezzature, merci movimentate in un terminal portuale multifunzionale, un percorso “tra terra e acqua” a bordo della chiatta galleggiante e dei rimorchiatori della società Panfido per conoscere i segreti di questa professione.
«L’iniziativa ci permette di portare i cittadini all’interno del porto, dove troveranno realtà industriali ad altissimo contenuto tecnologico – ha dichiarato Pino Musolino, presidente del Porto di Venezia – Mostreremo come la Venezia del 21esimo secolo può convivere con quelle del 1500». Venerdì 24 novembre, le scuole secondarie di secondo grado potranno partecipare a Open Factory Schools. «Voglio sottolineare con piacere il coinvolgimento, prima volta in assoluto, delle scuole superiori – ha dichiarato Sebastiano Musso (Regional Manager Nord Est di UniCredit) -: crediamo fermamente nella necessità di ingaggiare e informare le nuove generazione sui processi di trasformazione in atto su questo territorio». La partecipazione a tutti gli eventi è gratuita, previa registrazione sul sito: www.open-factory.it/category/edizione-2017.
16 Novembre 2017
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Il Food, qualità e narrazione tra storia, tradizioni e packaging

Artigianalità, controllo della filiera, ricerca della qualità del prodotto sono solo alcuni degli elementi che contribuiscono ad affermare i prodotti dell’agroalimentare. Concetti tipicamente culturali come tradizioni e autenticità fanno ormai parte integrante della narrazione di un prodotto. Decretandone il successo Read more

29 Novembre 2015
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29 Novembre 2015
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Creare valore oltre l’oggetto Maestria, cura, personalizzazione

Cosa distingue la manifattura del nostro Paese e cosa le permette di essere competitiva nel mondo? Se guardiamo ad alcune delle nostre aziende comprendiamo che quello che si produce viene caricato di valori che il cliente finale poi percepisce. Che si tratti di cucine industriali, forni, abbattitori di calore o semplici giunture meccaniche la nostra maestria fa la differenza Read more

29 Novembre 2015
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Viva le fabbriche!
di Paolo Gubitta*

Le fabbriche sono state la culla delle nostre competenze manifatturiere. Se non ci fossero state, almeno una parte del nostro saper fare non si sarebbe mai sviluppato. La fabbrica diffusa è stata un tratto caratteristico del Nord Est, che ha trasformato questa parte dell’Italia in un autentico laboratorio a cielo aperto. Read more

29 Novembre 2015
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Le nuove strade per creare valore per il cliente

Per Giovanni Costa pensare di competere ancora creando valore giocando su delocalizzazioni e basso costo del lavoro è una strada senza uscita. Bisogna invece competere innovando il prodotto, differenziandone le prestazioni, il design, i contenuti di servizio per renderlo “unico” agli occhi del cliente Read more

29 Novembre 2015
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Musei d’impresa, memoria collettiva tra presente e futuro

Dal Museo del Gioiello in Basilica Palladiana a Vicenza, a quello della chiave della Keyline, da quello di Paoul dedicato alla calzatura da ballo ai due musei della distilleria Poli. La narrazione del passato aiuta a capire il futuro delle aziende e dei prodotti. E c’è chi, come l’Enel a Vittorio Veneto, che trasforma il produrre quotidianamente energia pulita, in un percorso di visita e formazione Read more

29 Novembre 2015
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L’artigianato tra arte e cultura

Dalla tradizione del vetro di Murano, alla serigrafia, dai tessuti alla legatoria, dai remi per gondole ai complenti d’arredo fino alla produzioni di angeli in compensato, i laboratori artigiani sono, nei fatti, veri e propri laboratori d’arte. Che fanno rivivere la tradizione delle “botteghe d’arte” del passato Read more

29 Novembre 2015
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29 Novembre 2015
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La morale del tornio

Pubblichiamo un estratto del volume “La morale del tornio” (Egea, 2015) di Antonio Calabrò. Un viaggio nell’universo produttivo italiano.
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29 Novembre 2015
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Cultura è Manifattura! Questa la vera forza del Made in Italy

Per Marco Bettiol «Più che una semplice cultura manifatturiera l’Italia ha una manifattura culturale, nel senso che creiamo cultura con i nostri prodotti, dalla loro fabbricazione alla loro immissione nel mercato, e li rendiamo riconoscibili come italiani». I casi di Bonotto, Came, Pianca e Fedon Read more

29 Novembre 2015
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Bonomi: qui si rappresenta l’impresa aperta al mondo

di Chiara Andreola

«Partirei dalle definizioni di tre grandi maestri»: così esordisce Aldo Bonomi, direttore del Consorzio Aaster, nel delineare l’interazione tra impresa e territorio in vista del suo intervento alla Keyline di Conegliano per Open Factory domenica prossima. La prima citazione è di Giacomo Becattini, secondo cui “l’impresa è un progetto di vita”: «Di qui traspare la storia di tanti piccoli imprenditori che hanno iniziato “dal sottoscala “– osserva Bonomi – e che nell’aprire le loro aziende mettono in mostra non solo degli oggetti o dei processi produttivi, ma la propria vita, il proprio orgoglio, e il proprio ruolo nella comunità. Read more

27 Novembre 2015
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Cultura è manifattura

di Stefano Micelli

Pubblichiamo l’intervento del  prof. Stefano Micelli, direttore scientifico della Fondazione Nord Est, in occasione di “Open Factory” che si terrà domenica prossima, 29 novembre di pomeriggio, in 50 aziende delle Venezie. Tutte le informazioni su “Open Factory” su www.open-factory.it

Il prodotto italiano è sempre stato apprezzato per la sua qualità. L’attenzione al design, la passione per i dettagli, il valore dei materiali rappresentano da sempre aspetti distintivi del Made in Italy in tutte le sue declinazioni. Nel corso dell’ultimo decennio, l’idea di qualità si è fatta sempre più articolata. Non ci basta un prodotto bello e ben fatto: chi compra un prodotto italiano chiede – in alcuni casi, reclama – che dietro a questo prodotto vi sia una storia fatta di lavoro e di cultura in grado di sostenere e giustificare il valore di ciò che si compra. Read more

24 Novembre 2015
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Giornale di Vicenza, 4 novembre 2015

Cento fabbriche aperte da Vicenza a Trieste

Il Nordest come una grande fabbrica aperta per raccontare «manifattura è cultura». Proprio così «con l’accento sulla e». Ad oggi 50 luoghi, alla volta del 29 novembre sono destinati a raddoppiare: dalla bottega all’hub (Venezia), dall’industria al museo al laboratorio. E ancora: da Verona a Trieste, passando per una decina di imprese nel Vicentino, percorrendo l’asse che sale dal Trevigiano fino a Pordenone, spaziando alle fucine artistiche di Venezia e Udine. Read more

4 Novembre 2015
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3 Novembre 2015
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Open Factory: il 29 novembre le aziende delle Venezie aprono le porte al pubblico nel più importante opening di cultura industriale e manifatturiera

Conferenza stampa di presentazione, oggi a Vicenza, della manifestazione realizzata con la consulenza scientifica di Fondazione Nord Est e il patrocinio di Confindustria e Confartigianato di Veneto e Friuli Venezia Giulia, la collaborazione di Italian Stories e la main partnership di Quanta Group. Visite guidate, talk, laboratori: il programma completo su www.open-factory.it Read more

3 Novembre 2015
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Cult di VeneziePost | 26 settembre 2015

«Apriremo le porte per far conoscere il manifatturiero»

Irinox, azienda produttrice di abbattitori di temperatura, e Berto’s, specializzata in prodotti per la cottura professionale, tra le cento fabbriche che apriranno le loro porte il 29 novembre, in occasione di Open Factory. Katia Da Ros (Irinox): «Spesso le eccellenze dei nostri territori non vengono raccontate; quando si vedono e si vivono, le aziende diventano una ricchezza condivisa». Enrico Berto (Berto’s): «I luoghi di produzioni devono essere belli e sicuri; sarà interessante aprire le porte ai curiosi»

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2 Ottobre 2015
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Cult di VeneziePost | 26 settembre 2015

Micelli: «Bravi a fare ma non a raccontare»

Non la promozione di un singolo comparto o di un’idea genericamente nuova di turismo, ma la messa in moto di un meccanismo che avvantaggi tutti gli attori del territorio: così Stefano Micelli, direttore scientifico della Fondazione Nordest e tra i protagonisti nella costruzione dell’Open Factory del 29 novembre, analizza il fenomeno del turismo industriale. Un vero e proprio processo che va dal ritrovare l’orgoglio del racconto di sé, alla valorizzazione del made in Italy e del territorio, all’agevolazione per la nascita di startup. Read more

2 Ottobre 2015
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